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Alassio, Riviera dei Fiori.
Alassio la città del famoso "Muretto", decorato dalle centinaia di ceramiche firmate da artisti famosi.
Alassio è una cittadina del ponente Ligure vivace, famosa per la sua bianca spiaggia ma anche per lo shopping.


Nel cuore del centro storico troviamo il "Budello",  il caruggio, antica arteria principale nel meioevo, via delle molteplici vetrine di boutiques, negozi e di attività commerciali. Attraversa tutto il centro della città per circa 2 km. Molti sono gli eventi che si susseguono durante tutto l'anno e molti i ristoranti ed i locali per qualsiasi tipo di serata.

La Pinacoteca di Carlo Levi

Carlo Levi nasce in un'agiata famiglia di origine ebraica della borghesia torinese, il 29 novembre 1902. Fin da ragazzo dedica molto del suo tempo alla pittura, una forma d'arte che coltiverà con gran passione per tutta la vita raggiungendo anche importanti successi.

Si iscrive alla facoltà di medicina all'Università di Torino. Tramite lo zio, l'onorevole Claudio Treves conosce Piero Gobetti, che lo invita a collaborare alla sua rivista La Rivoluzione liberale e lo introduce nella scuola di Felice Casorati, intorno alla quale gravita l'avanguardia pittorica torinese.

Levi, inserito in questo contesto multiculturale, ha modo di frequentare personalità come Cesare Pavese, Giacomo Noventa, Antonio Gramsci, Luigi Einaudi, Edoardo Persico, Lionello Venturi, Luigi Spazzapan. Nel 1923 soggiorna per la prima volta a Parigi. Si laurea in medicina e rimarrà alla Clinica Medica dell'Università di Torino come assistente fino al 1928, ma non eserciterà la professione di medico, preferendo definitivamente la pittura e il giornalismo. Levi, per una precisa posizione culturale coerente con le sue idee, considerava espressione di libertà la pittura, in contrapposizione non solo formale, ma anche sostanziale alla retorica dell'arte ufficiale, secondo lui sempre più sottomessa al conformismo del regime fascista e al modernismo ipocrita del movimento futurista.

Nel 1931 si unisce al movimento antifascista di "Giustizia e libertà". Per sospetta attività antifascista, nel marzo 1934 Levi si procurerà il primo arresto, e l'anno successivo, dopo un secondo arresto, fu condannato al confino nel paese lucano di Grassano e successivamente trasferito nel piccolo centro di Aliano. Da questa esperienza nascerà il suo romanzo più famoso, Cristo si è fermato a Eboli,.

Nel 1936 il regime fascista, sull'onda dell'entusiasmo collettivo per la conquista etiopica, gli concede la grazia, e lo scrittore si trasferisce per alcuni anni in Francia e continua la sua attività politica.

Nel 1945, Einaudi pubblica Cristo si è fermato a Eboli, scritto nei due anni precedenti. In esso Levi denuncia le condizioni di vita disumane di quella popolazione contadina, dimenticata dalle istituzioni dello Stato, alle quali "neppure la parola di Cristo sembra essere mai giunta". La risonanza che avrà il romanzo mette in ombra la sua attività di pittore. La sua pittura diviene più rigorosa ed essenziale e fondendo la lezione di Modigliani con un sobrio, personale realismo.

Levi continuerà nel dopoguerra la sua attività di giornalista.

Nel 1954 aderisce al gruppo neorealista e partecipa alla Biennale di Venezia.

Nel 1963, per dare peso alle sue inchieste sociali sul degrado generalizzato del paese, e mosso dal desiderio di contribuire a modificare una politica stratificata su un immobilismo di conservazione di certi diritti acquisiti anche illegalmente, passa dalla teoria alla pratica e, convinto dagli alti vertici del partito comunista, incomincia a svolgere politica attiva. Candidato ad un seggio senatoriale, viene eletto per due legislature Senatore della Repubblica.

Muore a Roma il 4 gennaio 1975. La salma dello scrittore torinese riposa nel cimitero di Aliano, dove volle essere sepolto per mantenere la promessa di tornare, fatta (e non potuta mantenere in vita) agli abitanti, lasciando il paese.


Carlo Levi e la sua Alassio


"... mentre barche passano silenziose nell'acqua immobile verde e rosata del tramonto, e dalla pietra esce un tepore che pareva ormai impossibile e dimenticato. E' tornata l'estate, serena, calda; l'aria é di nuovo azzurra, e potrò mettermi a dipingere."

Se alzi lo sguardo da piazza San Francesco la puoi vedere la collina di Levi, la rada pineta e, a sinistra, tra le due palme, la villa e il finestrone dello studio.

La campagna era intensamente coltivata: sulle fasce sorrette dagli antichi muri a secco crescevano gli ulivi e le viti, i peschi e i fichi, i mandorli, gli aranci e i limoni, le zucche, i meloni, l'erba medica, i pomodori e ogni sorta di ortaggi, grazie al lavoro delle famiglie contadine con i loro buoi per l'aratura, muli, vacche, pecore, conigli, galline. Erano fittavoli, mezzadri, alcuni del luogo, altri calabresi, siciliani, sardi.

A cento metri sul livello del mare, il giardino della villa ospitava all'ingresso due leoni di terracotta, un tavolo di ardesia, poltrone di legno arancione, grandi ampolle gialle, un'amaca, e un Gianduia di creta modellato dal padre di Levi che, oltre ad essere un commerciante di tessuti per conto di una ditta scozzese, dipingeva.
Sono opera sua gli affreschi di fiori, frutta e cacciagione che ornano la villa, dove fini per trasferirsi stabilmente, col mitico cane Barone (che Carlo aveva portato con sé dal confino), e morirvi nel 1939, i primi giorni di guerra.

All'inizio degli anni trenta il linguaggio pittorico di Levi acquista il suo caratteristico stile: quella pennellata materica, ondosa, accarezzante, sinuosa, avvolgente.

Gli ulivi, i carrubi, le rocce della pineta, Capo Mele sullo sfondo : è questo l'universo alassino dipinto (creato, come da un Dio creatore) da Levi in oltre 2000 tele nell'arco di mezzo secolo. Un paesaggio apparentemente immobile, una sorta di Paradiso Terrestre, "giungla giovanile, piena di insetti, animali, bambini, foglie, rami, grilli, sabbia" (cosi lo descrive nel '50), nel quale gli eventi della storia, anche le guerre e le persecuzioni, le vicende personali, gli amori, i lutti e la solitudine, sono presenti ma depurati dai loro aspetti contingenti.

Dalla metà degli anni '60 fino all'ultima estate (1974), Levi ha dipinto i carrubi di Alassio.
Sono quadri spesso di notevoli dimensioni, costruiti impiegando due-quattro tele sovrapposte, in modo da realizzare figurazioni a grandezza naturale, tra le quali potersi aggirare.
A questi tronchi Levi ha dato un nome, che spesso richiama personaggi della mitologia o della letteratura o semplicemente il nome di un animale.

Torniamo a guardare la collina di Levi e lasciamoci prendere da queste sue parole:
"La notte é una meraviglia di silenziosi rumori, di uccelli notturni, di brezza nelle fronde, e lontano abbaiare di cani; e la luna rende misterioso e immenso quel mio spazio di pochi metri nella pineta, döve dipingo, e dove ogni ramo e ogni tronco mi sono amici conosciuti"

La Pinacoteca e il Fondo Storico Carlo Levi sono nel ristrutturato Palazzo Morteo, Via Gramsci n. 58, Alassio (SV)

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